Nicola Barghi: cantautore italiano e pop all’inglese

Nicola Barghi è un cantautore toscano in attività dall’inizio degli anni 2000. 5 album all’attivo di cui l’ultimo, Elettroshock, del 2014. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare la sua musica, i suoi progetti, le sue idee e tante altre belle cose. Senza anticiparvi troppo, ve lo raccontiamo direttamente con le sue parole.

Ciao Nicola, piacere di fare la tua conoscenza. Noi di 100 Decibel siamo lieti di poterti intervistare.

1) Il tuo percorso artistico comincia all’inizio degli anni duemila, ti va di raccontarcelo un po’? In cosa ti senti diverso rispetto agli esordi e come ti hanno cambiato, sia dal punto di vista artistico che di visione globale della musica e dell’ambiente musicale, le esperienze di questi anni?

Sono passati più di 15 anni da quando imbracciai la mia prima chitarra acustica. Era una specie di Frankenstein, aveva la cassa armonica di una chitarra classica, le corde di metallo, il manico e le meccaniche di una 12 corde ma con 6 corde… Mi sembra siano passati dei secoli da quei momenti. Ero molto ingenuo e anche più libero di come sono adesso, ma con più convinzioni e meno fisime. Le esperienze mi hanno fatto maturare molto, difatti servono a questo, ma soprattutto in questi ultimi anni, mi hanno fatto capire che è inutile rincorrere le mode, il rischio di perdere la propria originalità e freschezza è molto alto. Mi verrebbe quasi da dire che è meglio non chiudersi in camera ad ascoltare troppa musica ma di farla, scrivere e scrivere, buttare giù idee, bozze e poi innamorarsi di alcune di loro e portarle avanti.

2) Parliamo ora dei tuoi album, in particolare l’ultimo disco, uscito ad ottobre 2014. Le tracce dell’album sono tutte in inglese, tranne Bugie e Elettroshock, il brano che dà il nome al disco, ci spieghi questa scelta e ci racconti l’album in generale?

In realtà i motivi sono due: è un ciclo che si chiude perché il precedente Sunny Day era tutto in italiano tranne due canzoni in inglese; e quando scrissi Bugie e Elettroshock mi venne di getto anche una bozza dei testi sia in italiano che in inglese, mi piaceva come suonavano entrambi e il messaggio positivo che trasmetteva soprattutto Elettroshock. Da qui l’idea di farne due versioni.

Resta comunque un disco pop all’inglese, suonato all’inglese e cantato all’inglese, l’unica pecca è che non sono un madrelingua, ma l’energia e l’atmosfera è quella.

12204383_10208462515346112_1802588651_o3) Probabilmente questa domanda te l’avranno fatta in molti, comunque nel disco sono presenti due cover, Lonely Boy dei Black Keys e Old Brown Shoe dei Beatles e composta da George Harrison. Perché hai scelto di inserire proprio questi due brani?

Si, non è la prima volta che mi fanno questa domanda, di sicuro perché raramente si inserisce una cover nel 5° album, figuriamoci due :), però avevo dei motivi ben precisi per farlo. Il primo perché mi andava di farlo, poi perché Lonely Boy la ascoltavamo di continuo con un gruppo di amici di Palermo durante la fine dell’anno del 2011 e facemmo un video/parodia del videoclip dei Black Keys, il nostro era così demenziale che ancora oggi quando lo guardo non riesco a smettere di ridere. Volevo ricordare quel momento facendone una cover per il disco e riabbracciare virtualmente tutti i miei amici di Palermo. Per Old Brown Shoe il discorso è diverso, l’amico bassista e produttore Giuseppe Fiori (Lele Battista, Reezophonic) mi mandò una sua versione della canzone e appena la sentii mi venne un’irrefrenabile voglia di metterci le mani. Il risultato è una versione potente di un brano dei Beatles quasi sconosciuto.

4) Nel 2012 hai seguito come rodie il Tao Love Bus nel suo primo tour europeo da cui poi è stato realizzato un documentario, come è stata quell’esperienza?

Prendi 8 persone di cui solo 3 che si conoscevano bene e mettili su 2 furgoni, uno del 1970 e l’altro del 2003 e mandali in giro in Europa, fagli percorrere circa 8mila km in 20 giorni toccando 9 nazioni e fai avere dei problemi al pulmino del 2003 (il mio, cavolo!), falli rincorrere dalla polizia, falli imprecare perché in 3 giorni capitano tutti i problemi possibili, ma falli suonare in città fantastiche, davanti ad un pubblico sbalordito e falli tornare a casa soddisfatti e felici. In tutto questo io facevo il rodie, cioè anticipavo le mosse, prenotavo gli alberghi, portavo con me la troupe che si occupava delle riprese e tutta l’attrezzatura.
Questa esperienza mi ha messo di fronte alla domanda che molti artisti si fanno: “Sarei capace fare un passo indietro, di mettermi a disposizione di un altro artista e di non essere più io stesso in primo piano?” Anche per questo ringrazio di cuore l’amico Valerio Ziglioli per avermi coinvolto nel progetto che per lui è una ragione di vita, significa che si è fidato, ed oggi sono rare le persone che si fidano.

Da parte mia, è meno semplice di quanto si pensi, ma lo rifarei.

5) Quali sono i progetti che stai portando avanti in questo periodo e quelli che hai per il futuro?Prossimamente hai qualche live in programma a Roma e dintorni?

In questo momento sto continuando la promozione del disco Elettroshock e del videoclip Don’t Take It Bad che sta dando delle bellissime soddisfazioni. L’anteprima esclusiva sui canali video CN Live e Vanity Fair, la nomination al Procida Film Festival, poi la selezione allo Shortini Film Fest e adesso quella al Premio Roma Videoclip che si terrà giovedi 26 novembre al Futurarte di Roma. Come dico spesso “questo videoclip è lento come il sottoscritto ma sta dando soddisfazioni”.

I progetti futuri sono tanti, dalla scrittura di nuovi brani al progetto Elfland Studio, il mio studio di registrazione in provincia di Pisa con il quale registro e produco band e scrivo musiche per pubblicità. Uno degli ultimi lavori è stato la scrittura del brano Sing a Song per la pubblicità dell’Ariete (in onda nelle TV nazionali) e la canzone Stone by Stone per il video virale della Fratres (donatori di sangue) che ha raggiunto circa 80mila views sulla pagina Facebook dell’associazione.

Spero di riuscire ad organizzare una tappa con la mia band anche nella capitale. Le volte che ha ospitato un nostro concerto ci ha sempre dato belle sensazioni.

6) Ti va di lasciarci un messaggio o un saluto per i lettori e le lettrici di 100 Decibel?

Oltre a sperare di venire a suonare nella capitale spero che a nessuno interessi molto delle mie parole, ma che almeno gli facciano venir voglia di andare ad ascoltare il disco Elettroshock che si trova facilmente su Spotify e che mi scriva per dirmi cosa ne pensi, che lo distrugga, ma che riesca ad apprezzarne la genuinità e non si fermi all’apparente leggerezza che nasconde sempre qualcosa di profondo, ma, appunto, vada a fondo, lo ascolti in cuffia mentre si spulcia la copertina e ne scopra tutti i messaggi nascosti… o almeno, questo è quello che faccio quando ascolto un disco nuovo. Buona Musica.

Intervista Federica Ponza per 100Decibel.com
Link – http://www.100decibel.com/wp/nicola-barghi-cantautore-italiano-e-pop-allinglese/