I MUST BE WRONG

INTERVISTA

di Chiara Marra

apparsa su ciao.it e su degnidinota.it il 4 Aprile 2006 con la recensione dell'album


1. Era il 2002 quando ‘I Must To Be Wrong’ è stato pubblicato e avevi 22 anni. È stata una sorta di esplosione creativa di musica leggera dopo una vita intera passata a contatto con una grande miscellanea di musica. Puoi raccontarci come è nato tutto ciò?

Ricordo solo che in quel periodo esisteva soltanto quello per me, vi ero immerso completamente. Non so dirti precisamente come è nato, mi sono trovato a farlo e questo è quello che ne è uscito. La cosa che invidio più di quel periodo è l’ingenuità con la quale mi cimentavo nel fare le cose. Sai non avevo mai fatto nulla di simile e ricordo di aver fatto di tutto. Ogni tanto mi dava una mano mio padre, e insieme a lui ho sperimentato molto nella registrazione. Ora, a 4 anni di distanza, ho di quel disco l’immagine di un mondo a se, quel sound, quei timbri, che come hai scritto nella tua recensione riportano ad un mondo lontano. Forse oggi lo farei in un altro modo… e forse per questo perderebbe la sua qualità. Comunque m’è piaciuta molto la tua recensione…

2. Sottolinei spesso che Paul McCartney è stato per te come un maestro, a quali perfezionamenti ti ha portato nel tuo stile?

eheh …mi fai venire a mente un’amico che ogni volta che ci vediamo mi dice “Ciao Paul!”, oppure “Allora Paul, come stai?”, ormai è diventato un rituale… e solo perché il mio amico è un grande artista non oso contraddirlo… Ma a parte gli scherzi, ammiro Macca sia con i Beatles che come solista… e quello che ho imparato da lui è che bisogna credere fortemente in ciò che si fa e portare avanti i progetti, sempre, perché sia che non sei nessuno come me, o un mostro sacro come lui, sarai sempre criticato… quindi credere fortemente in ciò che si fa… e a volte non è per nulla facile.

3. Cominciare a scrivere testi musicali è sempre un grande passo: cosa ti ha dato questa grande esperienza e perché preferisci cantare in inglese?

Sapevo che saresti arrivata a questa domanda (ride, ndr.). Perché cantare in inglese? Ed io rispondo come sempre: perché è la lingua che meglio si adatta a questa musica, al sound che c’è nel disco. È ormai riconosciuta da tutti come la più musicale al mondo, anche l’italiano lo è, ma non per questo disco e per il mio istintivo approccio alla musica. In tutti i paesi civilizzati si canta in inglese ed è la lingua che viene insegnata sin dalle elementari, purtroppo non in italia, e questo fa sì che tante realtà musicali vadano a spegnersi, che tanti talenti debbano svalicare e andare all’estero per poter essere riconosciuti tali, ma non tutti possono permetterselo. Ed è comunque molto dura.
Chiusa parentesi, torniamo al disco :)

4. Musica rock e pop che si fonde con influenze folk e blues, insomma, un album trasversale questo ‘I Must Be Wrong’, ma se dovessi scegliere una canzone in particolare che hai inserito in quest'album quale sceglieresti?

Ce ne son diverse che mi piacciono, in particolare ‘To The Reach Of Time’ per l’arrangiamento, l’ho riscoperta da poco. Poi anche ‘Weeping On A Willow’ con la bella voce della soprano Gaia Matteini che da cara amica quale è si prestò gentilmente alla registrazione. Anche ‘Lady Moon’ è un bel pezzo… poi alcune le faccio dal vivo con la NoOne Band, tipo il Rock’n’Roll ‘You’re My Lover’. Ripensandoci alcune le toglierei anche, e ne metterei delle altre… ma si sta parlando di un lavoro di diversi anni fa… ed uno nella vita cambia.

5. Essere un emergente è spesso una battaglia. In questo tu sei avvantaggiato avendo uno studio di registrazione tutto tuo, un'agente come Veronica Bernacchioni e un padre come Andrea che ha curato l'artwork del tuo album. Di certo è un grande sprono, ma vorresti ancora qualcosa in più?

È giusto volere sempre qualcosa di più ma non pretenderlo… Per riuscire c’è bisogno di professionalità, e da soli non si può fare tutto. Veronica mi ha aiutato per il primo periodo, per la copertina del disco, e mi ha ‘prestato’ un po’ di tempo per i primi contatti all’estero… e un po’ lo fa anche oggi.
Parto avvantaggiato per diverse cose, tra le quali il fotografo… con un padre come Andrea le foto non mi mancano davvero e poi, che rimanga tra noi, non lo pago neppure… ogni tanto gli lascio suonare la batteria e lui mi ricambia con vari scatti… direi che ci posso stare, che ne dici? ;)
Ma al di là di tutto i progetti e le idee ci sono, faccio parte della ‘Photo Graphic Studio’ un’agenzia toscana di immagine & comunicazione che mi inserisce in alcuni eventi e non solo. Per un certo periodo sono stato seguito, per i concerti, dal manager Lamberto Lorenzini, come anche Luca Menichetti (collaboratore di Lamberto) ti avrà detto, ma adesso sono tornato da solo. Come ti dicevo, per quanto riguarda l’artwork ho la fortuna di essere seguito dalla ‘Photo Graphic Studio’ che mi cura l’immagine per eventi importanti.
L’unico vero problema è che in questo paese è una vera e propria impresa trovare spazi dove proporre progetti originali… si rischia di rimanere della bolgia di giovani emergenti… e dopo quasi cinque anni e con al fianco musicisti professionisti credo di meritare un pochino di più… non esageratemente, giusto un pochino :)

6. Nicola Barghi in versione live è un fenomeno già collaudato e sicuramente si tratta del passo più importante per verificare la qualità della propria musica. Come ti sembra questo impatto?

Personalmente mi sento di dire che l’impatto live è buono. Suono con musicisti professionisti molto bravi con i quali mi trovo bene e stiamo preparando gli spettacoli e ci sarà senz’altro una possibile collaborazione in studio. Per tornare all‘impatto live’ non posso fare altro che invitarti ad un mio concerto per farti scrivere una recensione e vedere che ne pensi. A proposito, che ne pensi? (ride, ndr)

7. Opinioni positive sono giunte anche da critici discografici: non male come album di debutto…

È vero.

8. Come sei riuscito a realizzare un esordio musicale di musica leggera già pieno di una consapevole maturità?

IMBW è venuto da se, è scivolato leggero… non è stato un disco ‘sofferto’, anzi. Sicuramente quelle cose le avevo dentro e si sono distribuite all’interno del disco… io mi sono dedicato anima e corpo in quella cosa… il resto è venuto da se.

9. Prima o poi viene a tutti in mente di compiere il grande salto: passare da un' autoproduzione ad una vera e propria casa discografica. Oggi però si tratta di qualcosa di non facile. Qual è la tua esperienza a riguardo?

Ci sono dei meccanismi particolari che fanno scattare certe situazioni. Essere indipendente è una cosa positiva per la libertà totale che si ha nel creare, ma vengono a mancare molte altre cose. Essere con una major comporta l’utilizzo di altre ‘chiavi’. Per quanto riguarda me… credo che più indipendente di me ci siano pochi altri… l’etichetta che ‘crede in me’ è la mia, ed è tutto autoprodotto… forse non è ancora il momento di passare ad una major, o forse si… beh non cambiate canale.

10. Famoso o meno, internet è un mezzo che ti da spazio con il tuo sito personale. Una sorta di anticamera del successo. Quanto ti ha cambiato in generale tutto il mondo di una musica tutta tua da far conoscere agli altri?

Internet è una gran bella invenzione… e non è neanche molto diverso dalla realtà. Ci sono i furbi anche li. Falsi contatti, associazioni musicali e non che si approfittano di chi crede nei propri sogni, sai quante volte ho fatto viaggi in treno che non sono serviti a nulla? Quanti contatti ho ricevuto da agenzie fasulle che promettevano mari e monti e poi silenzio totale oppure richiesta di 2500 euro per entrare a far parte dei loro ‘progetti’… beh ce ne sarebbero tante da raccontare. Ci sarebbe bisogno di mettere dei paletti e dare un senso e dei valori, su internet non esistono regole e tutti possono fare tutto. Una cosa positiva è che ha eliminato la distanza, si può tenere contatti con persone dell’altro capo del mondo e organizzare anche eventi e meeting e quant’altro ma c’è molta volgarità e mancanza di rispetto. Uno per tutti il porno che imperversa su ogni sito come pop-up, “D’ya want enlarg your penis?” io rispondo sempre ‘No thanks!’, ma non so per quanto resisterò ancora (se la ride di gusto, ndr) …secondo me una cosa così potrebbe creare degli scompensi, delle crisi d’identità… ma adesso ci vorrebbe un’intervista a parte. Beh magari il prossimo disco lo intitolo “Check my internet point”… :).